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I funerali dei nobili nel Settecento

Nel Settecento i funerali degli aristocratici erano dei veri e propri eventi pomposi, a tal punto che i legislatori spesso erano costretti ad intervenire con specifiche leggi sontuarie contro lo sperpero di denaro per gli ultimi commiati.

Tra i più prodighi ricordiamo i dogi veneziani, un esempio, il funerale del 27 maggio 1762 del Doge Loredan.

 

Le fonti narrano che la sfilata durò circa tre ore, parteciparono centinaia di persone con ceri accesi così articolati: aprirono il corteo le scuole religiose, gli ordini, il clero secolare, gli armatori e le corporazioni, poi venne lo stemma del doge avvolto in drappo nero e la bara coperta da un drappo d'oro, circondata da 200 stendardi con asta d'argento e da tantissime torce. Successivamente seguirono i giovani e le fanciulle cresciuti negli ospedali della città. In ultimo, chiusero la processione i notabili, nello specifico i senatori vestiti di nero e i nobili con abiti scarlatti.

Il feretro fece il giro della piazza per molte volte al suono delle campane e, sulla porta della cattedrale, venne alzato e abbassato nove volte prima di entrare per la funzione.

Anche in Sicilia i funerali non erano da meno. Gli aristocratici erano soliti addobbare le pareti delle chiese con drappi d'oro preziosi e installavano nella navata centrale il defunto assiso riccamente vestito, come se fosse vivo. Si creavano dei giganteschi catafalchi con pedane, gallerie e attorno i musici suonavano per tutta la funzione.

In Lombardia e Toscana invece, dalla seconda metà del settecento, i funerali vennero regolamentati con norme precise e ferree. In Toscana ad esempio solo i nobili e gli alti borghesi potevano fare cerimonie con esposizione del cadavere. Generalmente questo lo si esponeva in chiesa dall'alba fino a mezzogiorno. Per i nobili si accendevano 12 ceri, per i borghesi 6. Solo gli aristocratici potevano addobbare a festa il portale della chiesa e avere blasone sull'altare e sul feretro. Si proibivano però le esposizioni nelle case, gli addobbi di seta nelle chiese e si vietavano i grandi catafalchi modello siciliano.

E i popolani? Chi non era nobile o borghese poteva portare il morto da casa in chiesa, poi al cimitero, come oggi siamo soliti fare. Cambiavano i tempi, perché i funerali poveri in città venivano officiati di sera, mentre in campagna di pomeriggio.

In generale, è importante sottolineare che nel settecento veniva favorita una certa esposizione del cadavere, non si aveva paura dei defunti, a Milano le bare divennero obbligatorie solo nel 1787, prima non si usavano. A Palermo invece si praticavano antiche usanze per staccare in fretta la carne del defunto dalle ossa per esporre gli scheletri. Dappertutto infatti si conservava questa moda di mostrare teschi e ossa sia nelle cappelle private, ma anche nei cimiteri. 

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