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I salotti delle ville nel Settecento

Il Settecento è il secolo dei salotti. Nei palazzi nobiliari di città e nelle ville di delizia di campagna, l'aristocrazia abbandona la cultura dei grandi saloni seicenteschi per lasciare spazio alla moda dei salotti più intimi e informali.

In questa epoca cambia  la distribuzione e l'arredamento degli spazi interni delle dimore perché si modifica radicalmente la funzionalità e l'utilizzo degli stessi.

E se in epoca barocca si realizzano saloni austeri, formali e sfarzosi per ricevere ospiti illustri, organizzare incontri diplomatici e comunicare il prestigio della famiglia ospitante, nel settecento rococò si strutturano nelle dimore gentilizie intimi salotti informali, piacevoli, dove ricevere amici e praticare la nuova moda della "nobile conversazione".

 

La differente funzionalità degli spazi modifica anche l'arredamento, mobili e suppellettili non sono più solo sfarzosi ma diventano comodi ed ospitali. Nel Settecento l'obiettivo principale del padrone di casa è allietare gli invitati e organizzare momenti piacevoli nella propria dimora: ampi divani disposti per la conversazione, colori pastello tenui, affreschi piacevoli e vezzosi. Non occorre per forza dimostrare o comunicare qualcosa attraverso complementi d'arredo e pitture, ma ci si limita a lasciare un bel ricordo del luogo e dell'incontro, creando piacere. Non per nulla il XVIII° secolo è l'epoca edonistica per eccellenza.

Introdotti i principi generali di cui sopra, scendendo nel dettaglio dell'articolazione dei salotti settecenteschi, si scopre che questi ultimi, pur mantenendo elementi ricorrenti comuni, si differenziano in due categorie: i salotti frivoli delle "chicchere" o delle "candide oche" e i salotti impegnati degli intellettuali.

Nei primi le parole d'ordine sono apparire, divertirsi e passare momenti spensierati e frivoli. Nei secondi si dialoga e si discute ad alto livello culturale. La differenza la determina il livello culturale del padrone di casa: e se gli uni ruotano attorno alle dame settecentesche bianchissime, da cui i vezzeggiativi di cui prima, dedite alla bellezza, ai vezzi rococò e alla conversazione frivola, gli altri sono dediti alla diffusione culturale e si basano su figure intellettuali che alla forma antepongono la sostanza.

Dame e cavalieri del settecento passano gran parte della giornata nei salotti. Qui conversano amabilmente, ascoltano musica, sorseggiano cioccolata o altre bevande nervine e, qualche volta, si organizzano incontri furtivi. Nei salotti si comunica con la parola, ma anche con gli sguardi e con il ventaglio. Ci sono momenti dove stare tutti insieme in grandi salotti e momenti in cui separarsi in piccoli salottini, a volte dividendosi anche in base al genere.

Nei piccoli spazi si dialoga in maniera riservata, ma anche si gioca o si fuma tabacco.

In conclusione, il salotto settecentesco segna la storia della cultura occidentale e getta le basi della cultura moderna.

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