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Le cineserie nei palazzi e nelle ville lombarde

Visitando i salotti dei bellissimi palazzi cittadini o delle ville di delizia, non di rado ci si può imbattere in stravaganti rappresentazioni di pagode, uccelli esotici o mandarini colorati, difficilmente ricollegabili ai soggetti culturali del settecento-ottocento lombardo. E anche se apparentemente potrebbero sembrare un vezzo artistico di qualche proprietario viaggiatore, in realtà queste decorazioni costituiscono una delle tante mode diffuse del settecento, meglio note come cineserie.

Ma qual è la loro effettiva origine? E perché si sono scelti proprio soggetti esotici orientali per decorare mobili, porcellane e pareti delle dimore dell'epoca?

La risposta sta nell'esigenza di frivolezze tipiche del Settecento e nella ricerca di vezzi artistici per soddisfare il bisogno di divertimenti aristocratici dell'epoca.

Infatti, nei primi anni del Settecento la cultura del rococò, tutta incentrata nella ricerca del piacere sensibile, sceglie soggetti esotici, orientali, molto lontani dalla cultura locale-occidentale, come esasperazione del lusso ed emblema della superficialità artistico-decorativa.

In un periodo di gravi difficoltà economico-sociali causate dalla guerra di successione spagnola, che coinvolge inevitabilmente tutti i territori dominati dall'impero spagnolo, gli aristocratici o i ricchi borghesi emergenti, per distinguersi dalla massa sofferente, creano ville e palazzi sempre più sontuosi, ricercati e frivoli. Le classi agiate non vogliono nemmeno conoscere i problemi sociali e desiderano differenziarsi creando un bel mondo dorato "falso". Allora quale migliore occasione per sognare mondi lontani, evadere la realtà e rimarcare la propria estraneità rispetto alla concretezza territoriale?

Il fenomeno delle cineserie si diffonde in tutta Europa e anche in Italia: pagode misteriose, simpatici mandarini, uccelli e piante orientali appaiono in mobili, suppellettili, decorazioni parietali, carri allegorici, ma anche in feste aristocratiche e divertenti ricorrenze.

Nel territorio milanese questa moda si consolida durate il periodo teresiano, soprattutto intorno fra il 1770 e il 1775, definendo uno stile meglio noto come "barocchetto lombardo" o "grazioso teresiano".

Tutti i palazzi e le ville di questo periodo si arricchiscono di cineserie, ma anche alcune feste restano memorabili per questi vezzi orientali.

Nel 1771 i festeggiamenti per le nozze di Ferdinando, Arciduca di Lombardia, e Beatrice D'Este, sono caratterizzati da episodi "cinesi", carri e sfilate di gusto esotico, con molti ombrellini, cavalli bardati e figure sceniche cinesi.

Molti artisti dell'epoca recepiscono questa moda orientale: le pitture di Levati, Appiani, Gerli, le maioliche Clerici, le stoffe di Vienna e i mobili Maggiolini sono alcuni esempi della diffusione del fenomeno. Altri artisti ed intellettuali invece, più vicini al nuovo stile neoclassico, respingono questa moda: Diderot li considera " un ammasso confuso di decorazioni", l'Albertolli li definisce "fanciullaggini capricciose e ornamenti ripugnanti al buon senso".

Alla fine del XVIII secolo e all'inizio del XIX sec., il nuovo stile neoclassico austero e il successivo stile Impero abbandonerà le cineserie, sostituendole con decorazioni classiche, etrusche o egizie.

Solo l'esotismo tardo ottocentesco, coloniale, riprenderà il fenomeno della cineseria, con un gusto ed un valore totalmente differente rispetto al vezzoso rococò. Questo gusto ottocentesco è ben visibile nelle ville del XIX secolo della Brianza quali villa Mapelli Mozzi di Casatenovo (LC) e villa Majnoni D'Intignano di Erba (CO), dove si trova persino un'intera stanza dedicata alle cineserie.

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