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Il cicisbeo, il cavaliere mondano del settecento

Nel XVIII secolo ritorna in auge la figura del "cavalier servente", ovvero dell'uomo elegante al servizio delle dame aristocratiche.

Già conosciuto nel tardo medioevo nei tornei cavallereschi e nelle belle poesie del dolce stil novo, il nuovo cavaliere del settecento abbandona le pesanti armature e la sua marcata virilità per vestire abiti preziosi e parrucche incipriate, trasformandosi in un "cavaliere mondano e frivolo": un cicisbeo.

Questa nuova figura ha origini in Spagna ma presto si diffonde in Europa e in Italia settentrionale, meno al sud del Bel Paese. Teoricamente nasce come gentiluomo a difesa delle nobildonne contro malintenzionati sempre pronti ad importunarle, ma in realtà era un uomo elegante di compagnia per nobili dame spesso trascurate dai loro aristocratici mariti.

Nel settecento infatti difficilmente il marito trascorreva la quotidianità a fianco della moglie, spesso i matrimoni erano combinati e i sentimenti non erano certamente assecondati, ma veniva addirittura ridicolizzato l'uomo che si mostrava sempre accanto alla propria consorte. I nobili erano soliti vivere separati e ritrovarsi solo in occasioni speciali o durante la notte.

Pertanto,  le esigenze giornaliere delle sole donne aristocratiche venivano soddisfatte dal cicisbeo. Quest'ultimo generalmente veniva scelto all'interno della famiglia, non doveva piacere alla dama, a volte aveva anche una certa età, però doveva essere "elegante e servente", seguire la sua dama per tutto il giorno, ma non doveva mai essere un amante.

Alla mattina assisteva la toilette della signora, la accompagnava a tavola, poi a passeggio, nel pomeriggio seguiva la dama dalle amiche o a teatro, ma di notte la " riconsegnava" al marito.

Durante i pasti assisteva la donna per tagliare la carne e scegliere i bocconcini migliori, poi la seguiva in carrozza ovunque e spesso giocava con lei per superare la noia di tutti i giorni.

Il cicisbeo era fondamentale nella vita sociale dell'epoca, non poteva mancare, e se quest'ultimo discuteva con la signora, il marito stesso cercava di mettere pace tra i due: non poteva permettersi una moglie sola da "sostenere quotidianamente".

Molti letterati ed intellettuali dell'epoca non approvavano questa figura, insultavano e ridicolizzavano il cicisbeo. Tra tutti spiccava il Bondi, ma anche Goldoni nella sua opera "la famiglia dell'antiquario". Ma è Parini a spiegarne l'origine in maniera buffa, attaccando in modo velato questa figura. Secondo quest'ultimo il cicisbeo affondava le radici nella mitologia classica: Eros si lagnava dalla madre Venere perché non riusciva a colpire con le sue frecce gli sposati, sempre protetti dal fratello Imene. Venere quindi, per accontentare i figli, concede ad Imene Il potere notturno sugli sposi, lasciando libero Eros di ferirli durante il giorno.

Con questa leggenda Parini lasciava sottendere quello che pensavano in molti, ovvero che di notte le dame erano dei rispettivi mariti, mentre di giorno si concedevano ai cicisbei.

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