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Gli affreschi settecenteschi nelle dimore storiche

GLI AFFRESCHI SETTECENTESCHI DELLE DIMORE STORICHE A MILANO E NELLA CAMPAGNA CIRCOSTANTE

Nel corso del Settecento nei palazzi milanesi e nelle ville della campagna fuori città si sviluppa la moda delle grandi decorazioni ad affresco. Milano è un centro culturale importante, qui si ritrovano molti artisti dell'epoca, i quali introducono soprattutto le esperienze veneziane e genovesi, superando di fatto la grande austerità seicentesca derivante dalla controriforma dei Borromeo.

Uno degli artisti riformatori è Sebastiano Ricci, il quale diffonde un nuovo linguaggio. Ma se da un lato crescono artisti riformatori, dall'altro pittori quali Lanzani, Abbiati e il Legnanino restano legati alla pittura barocca del secolo precedente.

 

Il più grande stravolgimento lo si conosce nel 1731 quando giunge a Milano Giovan Battista Tiepolo per dipingere nel milanese, in particolare a Palazzo Archinto, Palazzo Dugnani Casati e, successivamente, a Palazzo Clerici, nonchè a Bergamo nella cappella Colleoni.

Tiepolo porta un nuovo stile, una splendente gamma cromatica, una forte luminosità degli sfondi e capacità illusorie.

Molti pittori milanesi, seppur schiarendo la tavolozza, mantengono ben saldi gli schemi compositivi e si oppongono all'apertura all'infinito dei suoi spazi in cui i corpi perdono consistenza. Altri artisti invece, quali ad esempio Borroni, chiamato anche per Villa Alari a Cernusco sul Naviglio e per altri palazzi milanesi, rinnova il suo linguaggio alla luce della nuova arte di Tiepolo.

Altro artista importante per il territorio è Carlo Innocenzo Carloni, nato in Val d'Intelvi, e considerato uno dei più brillanti artisti del rococò internazionale, in grado di realizzare opere importanti di ampio respiro. Anche in Valtellina i palazzi e le chiese si arricchiscono di affreschi importanti, il più attivo è Cesare Ligari formatosi a Venezia.

Nel Settecento gli affreschi sono caratterizzati anche dalle quadrature,ovvero quelle decorazioni architettoniche che inquadrano le scene oggetto dell'affresco. Si creano finte illusioni, vere e proprie " macchine teatrali, e anche la tavolozza acquisisce toni più originali. La quadratura mutua il suo linguaggio dall'arte del Seicento ed in particolare dall'architettura barocca, e il suo obiettivo è creare suggestione negli occhi di chi osserva.

La pittura delle dimore storiche settecentesche passa dalle influenze barocchette illusionistiche di inizio secolo alle influenze del rococò francese più delicato dal 1760. Alla fine del XVIII secolo invece si diffonde il neoclassicismo con tematiche classiche, ricerca della sobrietà ed equilibrio, secondo un concetto di "bello ideale". Di quest'ultima corrente operano a Milano il Traballesi e Andrea Appiani. Quest'ultimo conserva nelle sue opere una particolare grazia e naturalezza, propria degli artisti cinquecenteschi lombardi a cui Appiani si ispira.

Questa florida attività artistica la troviamo sia nei palazzi di Milano che nelle ville di campagna:  infatti i signorotti cittadini acquisiscono o realizzano splendide dimore di villeggiatura, proiettando in campagna la loro nobile vita. Pertanto, gli stessi artisti chiamati per la dimora cittadina vengo reclutati anche per le ville di delizia. È una vera e propria corsa ad accaparrarsi i pittori o decoratori più in auge, diventando uno status symbol anche la rappresentazione artistica nelle proprie dimore.

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