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Le dimore storiche tra Seicento e Settecento

Tra il XVII° e il XVIII° secolo le dimore subiscono profonde trasformazioni, mantenendo pur sempre la loro funzione primaria come luoghi di prestigio e di rappresentanza. Proviamo ad entrare in palazzi e ville storiche e vediamo come questi erano effettivamente strutturati.

I palazzi cittadini e successivamente anche le ville di campagna, sono molto importanti per la nobiltà, costituiscono simbolo di forza e ricchezza, i nobili fanno a gara per realizzare la struttura più bella con l’ausilio di architetti importanti e di artisti noti. La casa in generale è sempre stata importante e in quell'epoca più di oggi mostrava in maniera netta le differenze sociali.

 

Nel Seicento e nel Settecento non esisteva la numerazione degli edifici e nemmeno la denominazione ufficiale di vie e di strade, solo la voce popolare dava loro il nome e di conseguenza, poteva variare. Solo con i primi censimenti si inizio a introdurre le denominazioni e solo alla fine del secolo numerarono le porte delle case e le vie. Recapitare la posta era difficile, ci si basava sulla conoscenza diretta. Si usavano molto i punti di riferimento, quali chiese, monumenti e luoghi pii.

I palazzi nobili si riconoscevano dal simbolo blasonato della stemma, ma anche gli artigiani si distinguevano con simboli, ad esempio le forbici: sarto.

Il palazzo cittadino seicentesco era così strutturato: piano primo, appartamenti nobili e di rappresentanza; secondo piano appartamenti privati di piccole dimensioni; soffitte adibite per la servitù.

Le facciate rappresentative sono cariche di ornamenti e i cortili sono sontuosi, statue, fontane, bassorilievi nei portici.

I palazzi del Settecento ospitano vasti saloni per accogliere una società aperta ad interessi culturali e spirituali più vivi, nell'intimità delle biblioteche o nelle raccolte d'arte. Alcuni palazzi divengono sedi di accademie; alcuni di essi avevano anche i giardini ed erano luoghi importantissimi.

Agli inizi del Seicento si sviluppa il gusto e la moda della vita di campagna e dei "palagi camperecci": le sontuose ville. Si edificano belle strutture nelle verdeggianti pianure, sui declivi delle colline e sulle sponde dei laghi. Tra le prime ville vi sono la Pamphili con il suo grande parco, villa Albano e villa Borghese attorno alla città di Roma. In Lombardia si sviluppa la moda della “casa di delizia”. Nel territorio di Milano le più famose sono villa Clerici, villa Arconati, villa Visconti Borromeo, poi Litta e villa Borromeo sull'isola Bella.

La struttura delle ville si articola generalmente su due piani, con un vasto cortile ai cui lati sorgono edifici utilizzati per servizi, quali scuderie, che hanno nella parte posteriore grandi parchi e giardini, che si prolungano in orti e frutteti. In ultimo, ricordiamo l’esistenza all’interno dellle cappelle gentilizie.

La villa è sede di feste e di rappresentanza. Il soggiorno inizia in estate e si protrae fino all’ autunno inoltrato. In Lombardia si prolunga almeno fino alla metà di novembre, dopo “l'estate di San Martino”.

 

Gli interni delle dimore storiche

Una delle caratteristiche delle case nobili è la galleria dei ritratti degli antenati, destinata ad esaltare il prestigio della famiglia. Essere nati in una famiglia blasonata era la gloria più ambita. Gli antenati incutevano riverenza per gli ospiti e orgoglio per i familiari. I blasoni e gli stemmi erano ovunque anche su stoviglie e vasellame. Nel Settecento la situazione non cambia in certi luoghi, cambia in altri, quali Milano e Venezia. Si passa dal pomposo barocco al frivolo rococò. I saloni si schiariscono e diventano più leggiadri, viene alleggerito l'arredamento tradizionale, ma certi ambienti permangono. I grandi saloni si riempiono di specchi e lampadari e i soffitti di fantastici affreschi. Non più giochi complessi di prospettiva ma azzurri cieli, immagini mitologiche ed allegoriche. Quando non ci sono gli affreschi abbiamo cornucopie di frutta, fiori, intrecci di foglie, putti in volo. Le tinte sono smorzate ma c'è una grande profusione d'oro nonostante le leggi sontuarie lombarde del 1749.

Si cancellano angoli e linee rette, c'è il trionfo della curva. Le pareti non affrescate sono tappezzate di damaschi e broccati. Gli arredamenti si inseriscono e acquisiscono le forme degli ambienti. I mobili più alla moda erano i veneziani della scuola del Brustolon, con tinte pastello verde, giallo e azzurro e fiori dal colore vivace, oppure i maggiolini intarsiati. Per quanto riguarda le porcellane, le più apprezzate erano quelle di Sassonia.

I palazzi settecenteschi hanno più mobili rispetto a quelli del seicento, le persone vogliono essere più comode.

Anche la camera da letto è più aggraziata che nel seicento, si alleggeriscono i pesanti baldacchini, le cortine di seta si fanno più trasparenti e leggere. Accanto al letto abbiamo il tavolino da notte, le poltroncine imbottite, l'inginocchiatoio scuro ma più piccolo e leggero. La camera è sempre collegata con lo spogliatoio, il boudoir, la toilette per la dama. I servizi sono quasi sconosciuti, esistono solo in pochi palazzi e rappresentano una vera rarità. Citiamo ad esempio la descrizione piena di stupore della marchesa di Boccapadule riguardante palazzo Belgioioso. Verso la fine del settecento lo stile leggiadro rococò lascerà il posto alla compostezza del neoclassico. Le tappezzerie di seta si sostituiscono, vengono introdotte in carta che provengono dal nord. Le nuove parole d'ordine sono praticità e semplicità: il palazzo ora non è più luogo di ostentazione e sfarzosità.

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