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IL GIARDINO MEDIEVALE DEI MONASTERI E DEI CASTELLI

Nel medioevo il piacevole giardino dell'antichità classica, tanto caro ai pensatori epicurei, viene abbandonato perchè costituiva un lusso che collideva con una concezione teocentrica di mortificazione dei piaceri terreni. In questo periodo il giardino si riduce ai semplici chiostri dei monasteri, che a loro volta riprendono il peristilio della casa romana, o ai più laici cortili interni delle strutture castellane, anch'essi molto simili alle strutture convenutali.

 

Il giardino interno di queste strutture si distingue dall'aperta campagna intorno, anche se a volte riprende le specie arboree o floreali tipiche dell'ambiente circostante.

Nel medioevo le parole chiave sono chiusura, per ragioni difensive, e sobrietà, per una concezione tipicamente medievale. Le miniature dell'epoca ci tramandano il gusto per un giardino delimitato da mura, la classica "corte chiusa", con al centro una fontana o un pozzo, simbolo di vita, di catarsi e di rigenerazione.

Si prediligono i frutteti, soprattutto nei monasteri, in memoria di San Bernardo il quale sosteneva che gli ammalati dovessero passeggiare tra gli alberi da frutto per stare meglio. Le piante predilette sono i meli, i melograni, i noci, i fichi, ma anche i garofani e le rose. Anche i romanzi bretoni ci parlano dei frutteti incantati e i cavalieri sono spesso ritratti in frutteti, con alberi dai pomi d'oro.

I giochi d'acqua invece, di derivazione persiana, verranno installati successivamente.

La moda dei giardini si diffonde molto e nel XIV - XV secolo il giardino diventa un elemento essenziale non solo per i monasteri e i castelli, ma anche per le case più modeste di differenti strati sociali.

Verso la fine dell'età di mezzo si sviluppa la tendenza a creare nella propria abitazione un'area di "aria pura", profumata da piante e erbe aromatiche quali il basilico, la salvia, l'isoppo, la maggiorana, la menta e il timo.

Le città sono generalmente malsane e occorre un angolo domestico di rigenerazione. Quest'area non deve essere bella ma sana, infatti le piante devono essere poche per far scorrere bene l'aria ed evitare ristagni, ma devono trasmettere una sensazione di "fresco".

Questi giardini medievali sono generalmente privi di statue ed ornamenti particolari, sono ammesse solo le fontane al centro con vasche sorrette da leoni.

Con il passare del tempo il giardino chiuso medievale si apre sempre di più, fino a diventare utilitaristico ed agricolo, quindi molto più esteso. Qui i coltivatori si sbizzarriscono anche con innesti particolari, quali ad esempio gli innesti dei ciliegi sulle viti e viceversa.

Si creano i giardini delle meraviglie. E gli uomini potenti, quali i sovrani o le persone molto ricche, creano giardini enormi con bestie rare, vasche per pesci, voliere e vialetti prospettici.

L'austerità medievale è sulla via del tramonto, l'apertura dei giardini diventa anche il simbolo dell'apertura della mentalità dll'uomo.

Per vedere alcuni esempi di spazi-giardino di derivazione medievale, si suggerisce una visita a villa Parravicini Sossnowsky di Erba, dove è possibile vedere ancora una casa medievale con un cortiletto esterno, che ricorda la passione dei giardini anche delle case più modeste verso la fine del medioevo. Inoltre, si suggerisce la visita del castello di Monguzzo, per conoscere il cortile d'onore interno del castello, caratterizzato da un pozzo e da una serie di rappresentazioni pittoriche moderne, ma che ricordano possibili rappresentazioni antiche di dame e cavalieri all'interno di frutteti incantati, tanto cari alla letteratura bretone. 

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